La storia di Anna Lisa mi ha fatto riflettere.
Mi aveva colpito il suo desiderio di vivere, di cercare di andare avanti contro tutte le aspettative, di accettare di vivere una vita "cronica" di morfina e chemio pur di vivere in qualche modo.
Credo che capiti a tanti malati in questi casi, mia nonna ebbe una serie interminabile di sfighe di salute, cancro incluso (da cui guarí, seppure con cicatrici fisiche e credo pure psicologiche notevoli). Se n'é andata a piú di ottant'anni, per una stupida caduta in casa..
A volte mi sento ingrata con la vita per essere depressa, mi dico, sono sana come un pesce ma ogni mattina uscire dal letto é una impresa, non ne ho il diritto, dovrei ringraziare la buona sorte ogni giorno per essere sana e potermi alzare dal letto, perché non lo faccio??
Dovrei cercare di vivere la mia vita al meglio visto che la ho, ma non ci riesco, mi trascino da un giorno all'altro come una novantenne in ricovero.
Mi sento in colpa, egoista, e ingrata per quello che ho.
É che la depressione non mi molla da piú di 25 anni..
Ho provato con gli antidepressivi, con una psicologa scema, con l'esercizio fisico, ma dopo un po' ci ricasco, basta una lite, un qualcosa che non va in laboratorio, una giornata di brutto tempo o di caldo e plof, il mio umore se ne scende sotto i piedi.
Ho cominciato a 15 anni circa, prima ero una piccola locomotiva testarda che si sentiva in cima al mondo, poi tra traslochi e crisi emozional/amorose in famiglia (mia madre ebbe una crisi profonda per aver dovuto scegliere se lasciare tutti e scappare con l'amante o restare a casa, in pratica per me, restó a casa ma si mise a bere come una spugna), ma forse semplicamente crescendo qualcosa si é rotto, ho smesso di essere ottimista, di credere in mé stessa.
Ho avuto qualche periodo in cui stavo bene e avevo speranze e entusiasmo, per esempio tutti gli anni dell'universitá, poi ho avuto un periodaccio quando il lavoro non si trovava e l'unica cosa che pareva importasse a mio padre e parenti vari era che "Non avevo il moroso, e il nipotino quando arriva?".
Dopo aver vinto la borsa di studio e essere partita per l'Olanda fú un altro bel periodo, il mondo era mio, mi sentivo pronta a tutto, andó bene un paio di anni, fino a quando non riuscí a restare nel laboratorio dove mi ero trovata benissimo, trovai un'altro posto ma non riuscii a farmi piacere la nuova cittá e il nuovo soggetto, lasciai per ritentare nel primo laboratorio, e dopo un anno non riuscí ad avere la borsa di dottorato per cui avevo sperato e lavorato, e mi ritrovai di nuovo a cercare un lavoro.
Nel frattempo avevo trovato il moroso, per aggiungere un livello ulteriore di complicazione alla mia vita, avevo tentato di evitare le complicazioni romantiche il piú a lungo possibila ma pare che all'istinto di accoppiamento sia impossibile resistere, e il collega/amico/altro fantasma del laboratorio di notte con cui condividere caffé e chiacchiere si era rivelato un qualcosa di piú.
Ed ecco che ottenni una borsa di studio in Svizzera, una nuova avventura. Peró non funzionó, alla fine il dottorato in Svizzera l'ho finito in 8 anni e un (altro) cambio di laboratorio in mezzo, un disastro, mi vergogno di parlarne.
Adesso stó lavoricchiando ma passo piú giornate a vagare con la mente nel vuoto grigiognolo che a lavorare veramente. E mi stó scavando la fossa con le mie stesse mani. Se mi licenziassero domani avrebbero ragione.
In pratica un fallimento totale e generale. 41 anni buttati via.
E pensare che quando sono nata non sarei dovuta sopravvivere, ero prematura, non mangiavo, volevo solo dormire, se mi avessero lasciato andare forse sarebbe stato meglio...
Ecco, sono partita da una povera persona che é morta nonostante volesse tanto vivere, e sono finita a blaterare delle mie disgrazie, sono egoista ed egotista come al solito, ma almeno su queste pagine mi sfogo un po'.
PS: astenersi suggeritori di terapie alternative, meditazioni, preghierine a padre pio, omeopatia e simili, sono scettica e atea.
Capisco...
ReplyDeleteAnche io a volte come ben sai mi sento anche io così: 42 anni e da buttare. Tutto sbagliato e tutto da rifare come diceva il grande Bartali.
Credo che sì, forse siamo un po' egoisti ma che non sia un gran peccato tutto sommato. Bisogna anche volerci bene un po' e non vivere solo per il bene degli altri.
Scrivere su un blog secondo me è una gran terapia, magari non funziona per tutti però se non altro aiuta un poco.
Psicanalisti e pillole aiutano anche se ci vuole pazienza e per entrambi vale la regola: bisogna trovare quello giusto. Magari ritenta!
Dai, non ti buttare giù, con noi puoi sfogarti quanto ti pare!!!
Un grande abbraccio
---Alex
Poi intendiamoci: storie come quella che hai citato farebbero venire la depressione ad un monaco Hare Krisna!
ReplyDeleteAnch'io atea e scettica, non potrei mai suggerirti pozioni miracolose o immaginette sacre. Non ti conosco veramente, se non dalle tue pagine e non potrei dare alcun suggerimento. Pero' capisco molte delle tue difficoltà lavorative, laboratori e tesi, ci sono passata anche io. Al momento anch'o vago in attesa di un cambiamento e forse riponiamo troppe speranze nei cambiamenti e la delusione è sempre in agguato. Entrare in un nuovo laboratorio, affrontare un nuovo progetto, lavorare con gente diversa da l'impressione di aver voltato pagina. E' vero, si volta pagina, ma non è detto che le nuove pagine siano migliori delle vecchie.
ReplyDeletePero' è vero, hai ragione, siamo fortunate, non che guardare a chi sta peggio di noi ci faccia sentire meglio, pero' qualche volta ci ricorda che relativizzare aiuta a vivere.
E forse scrivere un blog aiuta a mettere insieme i propri pensieri sparsi e condividerli.
Se tu abitassi più vicino ti inviterei per un caffè e due chiacchiere, non credo troppo neanche nella psicoanalisi, credo più nella forza che risiede in noi stessi e che, anche se sopita o tramortita dagli eventi, abbiamo tutti. Un bacio
Grazie per i suggerimenti e la vicinanza, ogni tanto mi prendono momenti di depressione ancora piú depressi del solito, e mi sfogo qua, in fondo questo blog é nato come "saccone da pugilato" per essere preso metaforicamente a pugni quando ho bisogno di sfogarmi un po'.
ReplyDeleteUna settimana nuova davanti, e oggi splende pure il sole, cercheró di farne qualcosa di utile.
Beh insomma, salute o no, non mi pare che la tua vita sia stata facilissima, e poi prendere armi e bagagli per andare a lavorare fuori presenta le sue belle difficolta', anche se facciamo finta di avere sempre il sole in tasca. Cerca di non essere troppo severa con te stessa, non te lo meriti. In bocca al lupo e un abbraccio.
ReplyDeleteIo ho sempre voluto andare a lavorare "fuori", era l'aspirazione della mia vita, il casino io l'ho dentro, e dovunque vada mi segue comunque, anche se cerco di scappare.
ReplyDeleteNon ho avuto una vita piú infelice di tanta altra gente, qualche casino in famiglia, ma chi non li ha...alla fine i miei sono rimasti assieme, mia madre ha smesso di bere, anche se non ha smesso di incasinarsi sentimentalmente, e mio padre l'ha sopportata pazientemente.
Chissá....
Anche io ho sempre voluto andare fuori, dico solo che, a volte (tipo quando rientri dall'Italia e hai lasciato un bel teporino e un sole magnifico, e atterri e c'e' la nebbia e piove e fa pure freddo), a volte, dicevo, vivere fuori puo' risultare difficile, anche per quelle toste col bicchiere tendenzialmente sempre mezzo pieno come me. E i casini familiari (anche quelli obbiettivamente piu' innoqui, tipo fratelli teste di c. o cognati con problemi mentali berluscovotanti) contribuiscono alla mancanza di serenita'.
ReplyDeleteIn bocca a lupo
P.S. L'ultima che ho sentito, a proposito di terapie alternative e' quella dei cristalli. ;-)
Ebbene si', conosco gente che crede a queste cazzate...
Mmmh, io quando rientro in Italia ci rientro a Natale, e nel bel mezzo della pianura padana, quindi mi é capitato spesso che dal sole e freddo limpido della Svizzera (dove abitavo fino a poco tempo fa) mi andassi a imbucare nella nebbia e umido "un grado o due di schifezza" della suddetta piana. Io sono nata in montagna e il freddo "serio" lo adoro, quello indeciso no.
ReplyDeleteD'estate non ci provo neanche perché l'afa estiva e il mortorio ferragostano da cittá deserta sono la mia idea personale dell'inferno, siamo a 70km circa dal mare, a 30 dalla prima collinetta e senza macchina.
Poi ultimamente ogni volta che rientro un qualche componente della mia famiglia é o malato o defunto, non ti faccio la lista che altrimenti ti deprimo.
Aggiungi pure che io sono una di quelle persone che in ferie si ammalano quasi sempre, se non é l'influenza é un raffreddore gigante, l'avvelenamento da cibo o virus vomitillo che mi chiudono in bagno, l'allergia che mi fa coprire di bolle, etc etc e le vacanze a casa sono servite. Scrissi un post l'anno scorso in proposito....
PS: Oggi giornata di gran giramento di ostie per cause che non stó a descrivere, mi sá che tra un po' la mia metá mi molla, o io mollo lui, forse é meglio per tutti.